Il corporate planner, nuova figura professionale per le Pmi

La tecnologia, e in particolare sistemi di intelligenza artificiale sempre più economici e trasversali che si integrano con i processi aziendali, sono lo strumento oggi più semplice a disposizione delle piccole e medie imprese per permettere loro di adattarsi in tempo reale all’evoluzione normativa e quindi implementare gli aggiornamenti degli attuali sistemi IT per la gestione operativa della compliance. Ma perché questo sia possibile, è necessario che a presidio di quella tecnologia ci sia un professionista con le adeguate capacità di coordinamento con il top management.
È questa la nuova figura del corporate planner, che partecipa alle attività di pianificazione strategica e supporta l’impresa nella gestione degli adempimenti normativi, favorendo appunto l’utilizzo di efficaci processi automatizzati con soluzioni per crediti, finanza e risk management e, più in generale, per tutte le funzioni di business e di controllo.
Si tratta di soluzioni tecnologiche che si differenziano dai tradizionali software poiché si basano sui più avanzati algoritmi di calcolo, sull’impiego dell’intelligenza artificiale, degli analytics, sulla capacità di ottenere risposte real time da sottoporre al management dell’azienda. Si tratta, quindi, di una contaminazione tecnologica non più relegata al sistema produttivo, ma che arriva ai CdA spesso “analogici” rispetto alle decisioni strategiche da prendere nell’area controlli interni.
Se, infatti, il classico IoT svolge il suo lavoro di “connessione” all’ERP (Enterprise Resource Planning) aziendale, quest’ultimo di norma nelle imprese di dimensioni minori, dove non esiste un’area definita di risk management, non trova un’interfaccia umana o tecnologica che sottoponga al board aziendale le evidenze delle esposizioni di rischio e alla responsabilizzazione di quei processi aziendali coinvolti. E qui nasce il problema.
Poco si dice infatti oggi del sempre più preponderante e invasivo ruolo della compliance che sottintende un’impresa sempre più organizzata digitalmente. E quindi non solo la modellazione dei processi aziendali, ma anche la normativa diventa elemento cardine nella reingegnerizzazione degli assetti organizzativi aziendali. Il tutto con una buona conoscenza dei fondamenti del risk management e della finanza d’impresa, ma anche di tutela del patrimonio di imprenditori e amministratori, tutto in chiave data driven.
Ecco che diventa più essenziale la funzione del corporate planner che dovrà affiancare l’imprenditore non nella consulenza aziendale, ma nell’analisi dei dati. E qui entra appunto in gioco la tecnologia: intelligenza artificiale, compliance, IoT e la nuova figura professionale stringono un’alleanza a trazione tecnologica per fornire dashboard sempre più indispensabili agli imprenditori.
D’altronde la tecnologia non è neutra, ci sono mix tecnologici preferibili ad altri, così come esiste una pluralità di futuri tecnologici possibili caratterizzati da diversi livelli occupazionali, diverse distribuzioni del reddito e della ricchezza e diversi livelli di coesione sociale. In tal senso, esistono tecnologie con più forti caratteristiche di complementarietà tra macchine e lavoratori, e altre che hanno, invece, prevalenti caratteristiche di sostituzione di lavoratori con macchine; ma ci sono, soprattutto e sempre più presenti, utilizzi dei dati attraverso l’intelligenza artificiale che, più coerenti ai criteri della sostenibilità, possono condurre l’imprenditore a disporre di quadri strategici chiari e definiti, laddove la capacità del digitale si dimostra come l’unica leva per interpretare l’impresa del futuro.
L’Italia, come tutti i principali Paesi del mondo, sta forse subendo queste radicali trasformazioni e non tutti i territori stanno rispondendo allo stesso modo alla sfida tecnologica. Come richiede la presente fase storica, il sistema economico cercherà, di governare i processi di cambiamento “tecnologico-culturale” in atto per raggiungere l’obiettivo di una nuova sostenibilità lavorativa e produttiva, in grado di essere strettamente interconnessa e integrata con le richieste del mercato, ma capace di leggere e garantire i diritti e le tutele dei lavoratori e dei professionisti dell’economia 4.0. È evidente, quindi, che il mercato avrà sempre più bisogno di professionisti che si trasformino in un vero e proprio motore per alimentare tutte le attività imprenditoriali a elevato impatto nel percorso di transizione tecnologica.
Valeria Lazzaroli è Chief Risk Officer di ARISK®, una start up innovativa fondata nel 2017 che sviluppa algoritmi predittivi di rischio grazie all’intelligenza artificiale applicata all’ingegneria. Con sede a Milano e Torino, è dal 2019 spin-off universitario del Politecnico di Torino. ARISK® è presieduta da Giuseppe Vegas. Il settore Ricerca e Sviluppo è coordinato dal prof. Guido Perboli del Politecnico di Torino e si occupa degli algoritmi di Intelligenza Artificiale e della valutazione quantitativa dei rischi (www.arisk.it).
Fonte: Harvard Business Review